Ancora una brutta, bruttissima pagina è stata scritta nella recente storia della nostra Repubblica.

Dopo il pugno di ferro per imporre al parlamento e al nostro ordinamento giuridico leggi a tutela e salvaguardia degli interessi di una sola persona, il Partito Del predeLlino, ha emanato, senza attendere il giudizio dei tribunali amministrativi preposti, un decreto legge a favore di se stesso come lista elettorale.

La cialtroneria con cui nel Lazio e in Lombardia il PDL ha gestito la fase di presentazione delle liste per le prossime elezioni regionali è contestualmente causa della scelta del Governo di adire al decreto legge per non restare escluso dalla tornata elettorale ed effetto del modo raffazzonato con cui è nato l'ente che ha cercato di assemblare Forza Italia e Alleanza Nazionale e che testimonia in maniera evidentissima come il PDL di fatto, come struttura, non esista.

Mentre il Paese arranca, stentando a trovare il bandolo della matassa di una crisi gravissima che solo il Governo non vede, mentre si chiudono imprese grandi, medie e piccole, mentre centinaia di migliaia di italiani perdono il posto di lavoro e le risposte che arrivano dall'esecutivo tendono solo a minimizzare i dati oggettivi che Censis e Banca d'Italia certificano periodicamente, il nostro sistema parlamentare è stato bloccato nella discussione sulla riforma della giustizia; una riforma tesa non a migliorare il sistema nel suo complesso, con la cronica mancanza di finanziamenti per una rapida esecuzione dei procedimenti civili e penali, ma a individuare percorsi per annullare, con tempi di prescrizione sempre più celeri, le oggettive responsabilità del nostro Presidente del Consiglio su diversi procedimenti giudiziari.

La decisione del Capo dello Stato di firmare il decreto interpretativo è stato un atto, l'ennesimo, di responsabilità istituzionale, teso a cercare di non invelenire ulteriormente il clima politico nazionale. E pur non condividendo nel modo più categorico il decreto del Consiglio dei Ministri, del tutto immotivata è la richiesta avanzata da parte dell' IDV della  messa in stato d'accusa di Giorgio Napolitano.

Le parole di Di Pietro sono farneticanti e non agevolano il compito delle opposizioni di scalzare il governo sui problemi che affliggono il Paese. Una politica fatta all'ombra di una bandiera che come emblema ha solo  l'antiberlusconismo non ci porta lontano e delegittima il lavoro prezioso che, invece, quotidianamente viene fatto in Parlamento e nel Paese da parte di forze politiche che hanno dell'Italia un idea diversa rispetto al PDL.

Noi volgiamo vincere le elezioni con l'avversario in campo, ma il modo con cui lo si è imposto da parte del governo piega, al limite della costituzionalità, le regole del gioco fatte a tutela di tutti i giocatori e non solo di chi in quel momento governa.

In Toscana e, per noi della Versilia, a Pietrasanta, sarà importante vincere non su basi di contrapposizione al Berlusconi pensiero ma sulla scorta di proposte programmatiche e amministrative che vanno incontro ai problemi della gente.

   

Fabio Balderi

Segretario PD Versilia