
3 Novembre 2008
*** Conferenza
Programmatica
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La nostra prima assemblea programmatica giunge ad un anno circa dalle primarie del 14 ottobre del 2007.
Quella domenica tre milioni e mezzo di italiani scelsero Walter Veltroni segretario nazionale del partito, dando un forte segnale di condivisione di un progetto politico nuovo, battezzando la nascita del primo grande vero partito riformista italiano.
Un giorno di straordinaria partecipazione democratica.
Dalla nascita del PD, appunto solo un anno fa, sembra essere passato un secolo.
Oggi ci troviamo a dover affrontare e governare uno scenario politico che ha bisogno di nuovi punti di riferimento rispetto agli ormai lontanissimi schemi di pochi mesi fa e in questo nuovo scenario politico noi abbiamo problemi concreti a relazionarci con gli altri partiti del centro sinistra.
Una valutazione a parte può forse essere fatta per il livello comunale, dove i loro rappresentanti continuano ad essere interlocutori autorevoli, sia che assieme a noi condividano il governo della città, sia che siedano assieme a noi sui banchi dell'opposizione, soprattutto in quanto portatori di consenso personale.
Il PD di fronte ad un quadro di alleanze, anche in vista delle elezioni amministrative che interesseranno il prossimo anno anche la Versilia ,deve compiere una scelta che non solo è una decisione politica ma oramai è nelle cose: il PD deve definire alleanze sulla base della condivisione di una chiara, concreta proposta programmatica riformista.
Si deve essere chiari su un punto: d'ora in poi il PD è per stringere accordi, con forze politiche, sociali, associazionistiche, comitati civici, volti a presentare agli elettori una proposta politica non ambigua, non fatta solo per sconfiggere l'avversario ma per vincere la sfide dei governi locali oltre che del governo nazionale.
Dopo la fase della costituzione del partito, il senso di scoramento e sbandamento seguito alla sconfitta elettorale, durante la cui campagna Walter Veltroni ha fatto tutto ciò che umanamente e politicamente potesse essere fatto per portare quanto più consenso elettorale possibile al PD, vogliamo e dobbiamo oggi mettere un'altra marcia.
Questa nuova fase del Partito si declina ad ogni livello attraverso la definizione di proposte programmatiche che sostanzino concretamente l'azione e il ruolo politico del partito sul territorio.
Per questo è importante questa prima Conferenza Programmatica Versiliese. Essa, lungi dal voler essere un momento conclusivo di elaborazione programmatica, è viceversa un primo qualificante passo verso l'apertura di un confronto quanto più strutturato e costruttivo possibile con la società in tutte le sue forme: organizzate e non.
Durante queste settimane di avvio dei lavori dei forum territoriali, i componenti dell'esecutivo, hanno coordinato ( grazie anche al contributo dei nostri sindaci, assessori comunali e provinciali, consiglieri e semplici democratici, che ringrazio sentitamente per il buon lavoro fatto) temi che noi riteniamo debbano avere d'ora in poi una chiave di lettura comprensoriale.
Senza aver la presunzione di voler definire obbiettivi e percorsi politici che possano vanificare il lavoro delle singole realtà comunali, le cui peculiarità anzi debbono essere valorizzate, sono stati posti dei punti fermi su cui possiamo definire una proposta programmatica e politica in grado di essere portata all'attenzione della comunità versiliese.
Una proposta certo che dovrà essere puntualizzata, nelle sue diversificate sfaccettature, con un'analisi più approfondita, ma che che si declina nell'immediato attraverso un punto fermo:
la Versilia è una città composta di diverse municipalità e come tale va governata.
Naturalmente siamo ben consapevoli che l'obiettivo di definire un soggetto sovracomunale versiliese che si faccia poi carico di gestire politicamente deleghe così importanti non è facile da raggiungere. Siamo però convinti che si sia oggi di fronte ad un'occasione difficile da rimettere in campo con tale forza.
Un ruolo importantissimo lo dovranno giocare ovviamente i nostri sindaci, che per altro hanno dato un contributo prezioso alla definizione di alcuni punti programmatici presenti all'interno dei documenti. Un ruolo, quello dei nostri sindaci, prezioso anche per i rapporti istituzionali che debbono tenere con i loro colleghi del centro destra e con cui sono chiamati a confrontarsi, quasi quotidianamente, su scelte di valenza, appunto, comprensoriale. Noi, da parte nostra, manifesteremo la ferma volontà a definire percorsi e tempi per la risoluzione delle molteplici problematicità della Versilia, invitando d'ora in poi alle iniziative che come partito metteremo in campo per discutere di programmi comprensoriali tutte le forze politiche versiliesi, i sindacati, le associazioni e anche i sindaci del PDL.
Ma lo sforzo di sintesi politica passerà sempre attraverso il partito.
Un partito teso a definire con forza il ruolo di luogo di elaborazione di proposte programmatiche guida, che riconosce l'autonomia dei livelli locali nella puntualizzazione dei vari percorsi politici.
Un partito che affermi con forza, anche alla luce delle esperienze compiute, la necessità di fare un salto di qualità nella composizione delle aziende che si trovano a gestire beni pubblici, chiedendo che d'ora in poi le nomine di competenza politica privilegino, all'interno dei vari consigli d'amministrazione, non politici ma managers, persone che abbiano dimostrato coi fatti di possedere le capacità necessarie a portare a buon fine gli obbiettivi politici loro richiesti, obbiettivi politici che, quelli si, devono essere sfera di competenza delle forze politiche.
Il PD della Versilia riparte da qui, da un primo momento significativo di definizione politico programmatica, con la consapevolezza del ruolo centrale, fondamentale che il nostro partito riveste all'interno dello schieramento del centrosinistra, con l'atteggiamento aperto che deve contraddistinguere chi si pone verso la società civile non con l'arroganza di avere le risposte a tutto, ma che si mette a disposizione per veicolare anche le valutazioni, idee che le molte realtà della società versiliese possono portare a contributo di una proposta di governo forte, autorevole, riformista per il bene e il futuro della Versilia.
il Coordinatore Territoriale
Fabio Balderi
L’idea di Versilia……
Contributo dei Forum Tematici del Partito Democratico della Versilia
[Il documento che segue rappresenta non la fine di un cammino ma il suo inizio, pertanto è una proposta aperta ad ogni integrazione e confronto.]
Nell’ultimo quindicennio la politica, attraverso significative riforme, si è posta il problema del governo di area vasta: superare cioè la dimensione municipale nella quale storicamente si erano sviluppati i servizi pubblici locali e individuare più ampi ambiti ottimali dove tali servizi potessero essere governati, secondo standard di efficienza e secondo una visione globale della gestione delle risorse. Tali riforme hanno investito, come ovvio, i servizi del nostro territorio, che però si è trovato immerso in contesti più larghi, nei quali ha stentato a far valere le proprie peculiarità ed i propri interessi. La Versilia è, infatti, da un lato un territorio omogeneo, che necessiterebbe in diversi campi di soluzioni unitarie; dall’altro è priva di livelli istituzionali attraverso i quali la politica possa dare soluzioni di valenza territoriale.
Per le culture riformiste del nostro territorio formulare politiche versiliesi è sempre stato uno degli obiettivi fondamentali sui quali il governo locale si deve esercitare. La nascita del Partito Democratico deve ora avere l’ambizione di dare concretezza a tale storica aspirazione, attraverso la definizione di un’impostazione di fondo e di concrete risposte.
Un Livello Istituzionale Per La Versilia. Se le politiche possono essere concretamente formulate e attuate solo quando vi è un livello istituzionale che possa darne attuazione e se la Versilia ha l’esigenza di un governo unitario di alcune funzioni fondamentali, creare un livello istituzionale versiliese è dunque un obiettivo irrinunciabile. Caratteristiche di tale livello dovranno essere semplicità, unitarietà, collegamento coi livelli politici immediatamente legittimati dall’elettorato.
Nell’attuale sistema istituzionale vari sono gli istituti percorribili: il circondario provinciale, l’unione di Comuni, il livello ottimale delle funzioni associate previsto dalla legge regionale 40, oltre ad altri strumenti per specifiche materie (es. la società della Salute). La scelta che proponiamo è di creare un unico livello, che coinvolga i sette comuni versiliesi e la Provincia di Lucca. Si eviterebbe in tal modo sovrapposizione di competenze e si potrebbe assicurare un contenuto significativo di funzioni al nuovo livello di governo. Da un punto di vista istituzionale, tale livello dovrebbe essere organizzato nel modo più semplice: tendenzialmente dovrebbe essere governato da una conferenza dei Sindaci e del Presidente della Provincia, o loro assessori delegati. Quanto alle funzioni, dovrebbero esservi conferite funzioni provinciali, funzioni comunali, altre funzioni che possano essere gestite in modo associato dai comuni (es. catasto).
Senza escludere altri compiti, il circondario (se così lo vogliamo denominare), dovrebbe occuparsi di:
- urbanistica, attraverso l’approvazione di un piano strutturale territoriale
- politiche turistiche e di marketing territoriale
- politiche sociali
- protezione civile, antincendio boschivo
- catasto
- sportello unico delle imprese
Per quanto riguarda il percorso attraverso il quale giungere alla realizzazione del nuovo livello di governo, esso deve tenere conto degli snodi istituzionali e politici da affrontare. In tale contesto la significativa esperienza dell’Unione dei Comuni di Seravezza, Stazzema e Camaiore, che rilancia un livello associativo esistente e funzionante, appare come il nucleo duro attorno a cui costruire il più ampio e ambizioso progetto, attraverso l’aggregazione degli altri comuni ed il conferimento di nuove funzioni. Si tratta di un ente che è guidato positivamente da dirigenti del Partito Democratico e a partire dal quale dunque la nostra impostazione riformista può aver modo di tradursi in realizzazioni concrete.
I Servizi A Rete: Una Moderna Visione Riformista. Nei servizi pubblici locali si è ben lungi dall’avere perseguito gli obiettivi delle riforme dell’ultimo quindicennio. Separazione della proprietà delle reti (da mantenere rigorosamente in mano pubblica) dalla gestione dei servizi; separazione fra i compiti di regolazione dei soggetti pubblici, dai compiti di gestione dei servizi, da affidare a società organizzate secondo logiche industriali e di efficienza; garanzia dell’indipendenza delle gestioni dal potere politico e soprattutto della netta distinzione dei ruoli fra chi controlla e regola, e chi gestisce; riduzione dei costi, delle tariffe e accumulazione delle risorse per investimenti su larga scala, come effetto della gestione in ambiti territoriali adeguati; liberalizzazione come possibilità offerta ai cittadini e alle imprese di scegliere fra diversi soggetti: questi erano i condivisibili obiettivi di una lunga stagione di riforme. Occorre dire che nel nostro territorio si è ben lungi dall’avere centrato gli obiettivi. Il Partito Democratico è nato anche per dare respiro e forza ad una coerente visione riformatrice che, riaffermando il ruolo del pubblico nei servizi locali, respinga tuttavia la tentazione nella teoria e nella prassi del ritorno ad superate impostazioni stataliste. Deve inoltre essere affermata con nettezza la differenza fra attività strumentali all’azione dell’amministrazione locale ed i servizi pubblici locali. Nelle aziende locali dei servizi pubblici si deve pertanto affermare una robusta mentalità d’impresa ed una adeguata cultura giuridica: nella governance come nelle relazioni industriali, esse si devono condurre come aziende a tutti gli effetti, senza privilegi e condizionamenti.
Nel panorama delle aziende locali questi condizionamenti invece perdurano e sono causa di inefficienze e costi per la collettività non più tollerabili. Separare gli interessi dei comuni soci dai comuni clienti attraverso la nomina di un management realmente indipendente e qualificato deve essere l’obiettivo del Partito Democratico e di una politica che compia un salto di qualità. Occorre procedere laddove necessario a fusioni e riaggregazioni e non escludere l’opportunità dell’ingresso di soci privati.
Nel servizio idrico è essenziale il rilancio dell’azienda del nostro ambito secondo logiche industriali, di efficienza, con una dotazione patrimoniale adeguata.
Per contro tocca alla politica, attraverso le autorità ed i poteri di regolazione e controllo, intervenire su tutti gli aspetti strutturali del ciclo delle acque, assicurando la salvaguardia della risorsa idrica, il suo corretto utilizzo, la programmazione degli investimenti. Una visione politica d’insieme, al di là delle contingenze gestionali, che fin qui è mancata.
Ciclo Dei Rifiuti. Se esiste, in Versilia, un’emergenza conclamata e grave alla quale le istituzioni e le forze politiche debbono porre al più presto rimedio, questa è certamente quella legata al complesso Sistema di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti. I Comuni della Versilia si trovano, oramai da troppi anni, legati e costretti in un sistema creato, al momento dell’avvio della realizzazione degli impianti di Pioppogatto e Falascaia, dal Contratto di Costruzione e Gestione (il ben noto “Contratto Daviddi”) che impose alla Versilia un sistema di trattamento dei rifiuti molto complesso ed oneroso e molto più favorevole al gestore privato che non agli Enti Locali e, quindi, ai cittadini. Il Contratto ha scadenza al 2020.
L’obbligo di conferimento minimo dei rifiuti indifferenziati costringe le Amministrazioni Comunali a produrre rifiuti almeno fino alla quantità minima di 110.000 ton/anno o a pagare, comunque, la tariffa di smaltimento per le quantità in difetto.
L’ipotizzato sistema solidale che avrebbe dovuto portare all’interno degli Ambiti Territoriali Ottimali ad un’unica tariffa mediata ed equa non si è mai affermato nel nostro ATO 2 della Provincia di Lucca e, così, i Comuni della Versilia sono rimasti, per lunghi anni, da soli ad affrontare i costi insopportabili del sistema sopra delineato. Tali condizioni hanno portato ad effetti paradossali, da vero e proprio “scandalo istituzionale”: obbligati dall’assurdo meccanismo del pagamento del “vuoto per pieno” i nostri Comuni sono, inoltre, rimasti molto arretrati nella promozione della raccolta differenziata dei rifiuti.
La nascita del Consorzio Ambiente Versilia costituito dai Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza e Viareggio ha rappresentato, in questi mesi, una novità positiva come elemento di coordinamento e di spinta per le scelte operative delle nostre Amministrazioni Comunali. Il fatto che la guida del Consorzio sia stata esercitata in questi primi mesi da un nostro Sindaco con autorevolezza e largo consenso, ci offre un’occasione importante per incidere su un contesto inaccettabile per gli interessi e la civiltà dei servizi del nostro territorio.
Gli obbiettivi che la Versilia deve cercare di ottenere nel più breve tempo possibile, a questo punto, sono ben chiari:
1. Accertamento e definizione, se necessario anche per vie legali, di una tariffa di smaltimento dei rifiuti più equa e sopportabile;
2. Annullamento dell’anacronistica imposizione dell’apporto di 110.000 ton/anno all’impianto di Pioppogatto o con una gestione dei flussi su base regionale o con la rescissione, parziale o totale, del “Contratto Daviddi” per incompatibilità con le leggi e normative sopraggiunte;
3. Espansione delle politiche di raccolta differenziata “porta a porta” a tutto il territorio versiliese;
4. Realizzazione, su base regionale, di impianti in grado di trattare, senza problemi, grandi quantità di rifiuti differenziati;
5. Adesione delle Amministrazioni Comunali al Protocollo “Rifiuti Zero entro il 2020”
6. Ottenimento della presenza di un rappresentante versiliese nel Cda dell’Ato Costa, non per una logica di spartizione politica, ma come condizione essenziale per far valere gli interessi versiliesi in un Ambito dove altrove sembrano trovarsi i luoghi forti di decisione.
Politiche Tariffarie. La difficile congiuntura economica ed il problema sociale che si è aperto nel nostro paese impone che anche i livelli locali di governo facciano la loro parte nel difendere il tenore di vita delle categorie meno protette, nei limiti delle scarse possibilità indotte dalla politica di tagli agli enti locali del governo. A partire dalle più significative esperienze riformiste del nostro territorio, due sono le proposte che si formulano a riguardo:
1) estendere, in tutti i casi dove è possibile, il modello Stazzema dell’addizionale IRPEF: vale a dire una modulazione progressiva dell’aliquota comunale con una significativa soglia di esenzione dall’imposta
2) utilizzare sistematicamente l’ISEE per tutti i servizi a domanda individuale, per i servizi pubblici e per le tasse e imposte locali. In tale contesto giungere ad una gestione unitaria di questo strumento, in modo che ogni cittadino faccia una sola volta la domanda per tutti i servizi, evitando aggravi burocratici e il mancato godimento dei benefici previsti per carenza di informazione. In tale contesto dovranno essere eliminati modelli di calcolo diversi da quelli previsti dalla legge che, pur partendo da presupposti condivisibili, di fatto complicano uno strumento pensato per un calcolo omogeneo e standardizzato della situazione economica dei cittadini.
Affermare Il Ruolo Della Versilia Nei Diversi Livelli Di Governo. La subalternità politica della Versilia è anche il frutto di “circostanze istituzionali” che non ne hanno favorito la difesa degli interessi. Sono prossimi alcuni passaggi fondamentali, negli assetti istituzionali e nei servizi, dove dovrà essere messa in campo un’azione decisa per affermare il ruolo del nostro territorio.
1) E’ necessario giungere, in tempi brevi, alla riforma dei collegi elettorali provinciali, con l’aumento del numero dei collegi versiliesi da 11 a 13, in modo da renderli omogenei in termini di popolazione al resto della provincia;
2) nella riforma della legge elettorale toscana, si dovrà considerare la Versilia come una circoscrizione/collegio autonoma e unitaria;
3) nella definizione del piano industriale dell’ambito relativo al ciclo dei rifiuti, dovrà essere fatta valere la necessità di riequilibrare lo storico svantaggio della Versilia in questo campo. Pertanto sono esigenze fondamentali: tariffa unica di ambito, rescissione del contratto Daviddi, indennizzi ai Comuni per la perdita della proprietà degli impianti,
4) nell’ambito del ciclo delle acque, si dovranno prevedere significativi investimenti, soprattutto per quanto riguarda la salvaguardia delle risorse idriche versiliesi.
Recuperare Un’idea Di Democrazia Fondata Sulla Partecipazione Ed Il Ruolo Delle Assemblee Elettive.
Una delle riforme dell’ultimo quindicennio che ha dato buona prova di sé è stata l’elezioni diretta del Sindaco. Essa ha consentito di garantire stabilità di governo, velocità decisionale, rapporto diretto coi cittadini delle istituzioni comunali. Sono valori politico-istituzionali che devono essere ribaditi e dai quali non si deve tornare indietro.
Il rafforzamento del ruolo dei Sindaci ha avuto però quasi sempre per effetto l’indebolimento e la perdita di ruolo delle assemblee elettive. Si tratta di un esito indotto anche da successive leggi, tese a privare di funzioni i consigli comunali, che hanno, di fatto, svilito il luogo dove la democrazia si esercita attraverso il confronto delle opinioni e la rappresentanza di diverse posizioni. Si tratta di un esito inaccettabile e da correggere. Altre leggi, inoltre, varate sull’onda delle polemiche sui costi della politica, hanno privato i nostri comuni di altri luoghi di partecipazione, quali le circoscrizioni comunali, frutto un tempo di significative spinte riformiste.
Il partito Democratico della Versilia propone di valorizzare sempre il ruolo delle assemblee elettive anzitutto nella prassi delle amministrazioni dove governa, impegnandosi a non eludere i consigli comunali quale luogo di dibattito e di confronto sulle scelte fondamentali. Pur essendo le funzioni dei consigli tassativamente previste dalla legge, di tali previsioni dovrà essere data un’interpretazione estensiva laddove si discuta di strumenti urbanistici attuativi, di opere pubbliche, di politiche tariffarie e di politiche del personale, attraverso una valorizzazione degli strumenti previsti dalla legge.
Gli Statuti dovranno valorizzare gli istituti di partecipazione, attraverso la creazione nei comuni di Viareggio e Camaiore, ed anche negli altri comuni, di organismi analoghi ai consigli di circoscrizione. Dovranno inoltre essere valorizzati tutti gli strumenti di partecipazione: consulte, iniziativa popolare, assemblee pubbliche istituzionalizzate, difensore civico, commissioni pari opportunità ed anche esperienze con valenza educativa e di educazione alla cittadinanza, quale il consiglio comunale dei ragazzi ed analoghi organismi per la gioventù e gli stranieri.
Il Sistema Economico. La Versilia è un sistema economico locale estremamente complesso dove si sono affermati, in un ambito territoriale estremamente limitato e densamente popolato e pertanto non senza problemi, cinque “sotto sistemi economici”. Possiamo operare una articolazione in base al comparto economico di appartenenza:
1. I Distretti manifatturieri che si suddividono in:
a. Nautica da diporto, che interessa geograficamente il sud – est della Versilia, stessa ed in particolari territori dei comuni di Viareggio, Camaiore e Massarosa;
b. Lapideo, che interessa geograficamente il nord–est della Versilia , ovvero i territori dei comuni di Pietrasanta, Seravezza e Stazzema ;
2. Il Distretto Florovivaistico, che si contraddistingue per una “competizione territoriale” con il Distretto della Nautica da Diporto, dovendo dividere le medesime aree territoriali;
3. Il Distretto della Pesca dell’Alto Tirreno, che caratterizza in modo esclusivo la realtà territoriale del Comune di Viareggio;
4. Il Distretto Turistico–Commerciale che interessa indistintamente tutto il territorio Versiliese, dalla Montagna al mare passando per le città d’arte e non.
Alcuni di questi distretti rappresentano vere e proprie eccellenze nel proprio contesto economico non solo a livello nazionale ma anche mondiale, e stanno determinando grazie alle loro caratteristiche andamenti in controtendenza rispetto all’economia regionale, come testimonia anche la recentissima pubblicazione della analisi compiuta da Unioncamere Toscana, sulla congiuntura manifatturiera della Toscana, II° Trimestre 2008, che evidenziando una decisa flessione produttiva, a conferma della fine della fase espansiva del sistema manifatturiero Toscano, sottolinea come comparti quali il lapideo e la cantieristica registrino andamenti significativamente migliori, e come nel caso del comparto della Nautica da Diporto siamo ben lontani dalla fase di recessione generale.
Un sistema economico, fondato su un fragile equilibrio, quale il nostro necessita pertanto di politiche per lo sviluppo armoniche ed trans-settoriali, nella consapevolezza della limitazione delle risorse attivabili.
Per mantenere lo sviluppo economico della nostra area riveste fondamentale importanza la realizzazione di opere infrastrutturali quali:
Ø Il potenziamento del sistema dei collegamenti interprovinciali, in particolar modo devono essere potenziate tutte modalità di interconnessione con l’aeroporto Galilei di Pisa;
Ø La realizzazione del prolungamento del raddoppio della linea ferroviaria Firenze–Viareggio, per la quale in questo momento è previsto il solo raddoppio fino alla stazione di Lucca;
Ø Il potenziamento degli assi viari di collegamento nord/sud e est/ovest e la completa interconnessione di essi con le grandi direttrici autostradali, il tutto salvaguardando il precario equilibrio ambientale locale;
Ø La realizzazione del Porto Turistico a Viareggio e il completamento delle opere infrastrutturali previste dal Master Plan Regionale dei Porti. Particolare attenzione e importanza deve essere riservata alla risoluzione in maniera definitiva dei problemi di insabbiamento che attualmente caratterizzano l’infrastruttura;
Ø La realizzazione di un Centro Congressi funzionale e dimensionato alla reale e potenziale capacità ricettiva.
Ø La realizzazione di un mercato florovivaistico interprovinciale, così come individuato dalla programmazione regionale in materia. Valga sapere che tramite le attuali due strutture logistiche viene commercializzato più del 70% della intera produzione Toscana, il cui valore annuo vendibile ammonta a non meno di 80 milioni di euro.
Oltre all’intervento sulle opere infrastrutturali occorre sviluppare una azione coordinata tra gli Enti Territoriali di indirizzo per accentuare ancor più i Plus dei “Sotto sistemi Economici” presenti in Versilia, e minimizzare i minus che li caratterizzano.
Nautica da Diporto
Plus
· Prestigio internazionale
· Eccellenza delle maestranze e know-how
· Filiera numerosa, articolata e concentrata territorialmente
Minus
· Scarsità di spazi a mare
· Localizzazione di alcuni poli produttivi in prossimità, se non all’interno di aree densamente abitate
· Manodopera specializzata inferiore a quella necessaria
· Bassa profondità del porto
Lapideo
Minus
· Limitata propensione al ricambio generazionale tra gli occupati
· Scarso utilizzo e sviluppo di tecnologie innovative
Limitato interazione tra mondo della ricerca (Università) e sistema delle imprese
Plus
· Prestigio internazionale
· Eccellenza delle maestranze e know-how
· Forte rapporto tra artigianalità e prodotto
· Significativo legame con l’arte e con le produzioni artistiche
Per entrambi i Distretti occorre sviluppare azioni che aumentino la capacità di avvicinamento delle imprese ai mercati di sbocco esteri, non solo su quelli europei e del Nord America, ma anche verso i nuovi mercati del Far East.
E’ importante creare e mantenere una situazione ambientale favorevole all’imprenditoria, aumentando contemporaneamente la qualità della vita lavorativa per gli occupati, occorre incentivare la ricerca e l’innovazione favorendo lo sviluppo di rapporti sinergici tra il mondo dell’Università e il sistema delle imprese, oltre che sostenere la promozione e la formazione.
Florovivaismo
Minus
· Scarsità di spazi
· Fortissima frammentazione produttiva
· Imprese di piccole dimensione a tipica conduzione familiare
Plus
· Costante innovazione nelle produzioni
· Indiscussa leadership sul mercato Regionale
· Discreta ricaduta occupazionale
Al “Distretto” devono essere applicate politiche volte al sostegno dell’ammodernamento dell’innovazione aziendale. E’ necessario ridurre sempre più l’impatto ambientale delle produzioni sul territorio. Deve essere fortemente incentivata l’introduzione dell’’utilizzo, nei processi produttivi, delle fonti energetiche rinnovabili, e dobbiamo continuare a sostenere fortemente l’aggregazione dei produttori e la loro promozione su i mercati internazionali.
Pesca
Plus
· Flotta numericamente considerevole
· Forte potenzialità di sviluppo di attività innovative
· Interessante capacità di relazione con altri settori economici
Minus
· Anzianità della flotta
· Basso livello delle professionalità presenti
· Bassa competitività aziendale
Il rilancio del Distretto deve essere operato tramite il sostegno di due grandi assets portanti, volti alla diversificazione dell’attività economica della Pesca:
A. L’ammodernamento delle imbarcazioni da Pesca,
B. Il sostegno alle imprese per il miglioramento delle professionalità presenti e del grado di competitività aziendale.
Un’occasione importantissima è rappresentata dall’opportunità offerta dalla recente evoluzione della normativa di settore che ha introdotto, valorizzando fortemente, l’attività di “Pesca Turismo”, ovvero l’offerta di servizi di natura ricettiva a bordo delle imbarcazioni da pesca o nelle strutture di terra a servizio della pesca.
Turismo & Commercio
Plus
· Offerta turistica di elevata qualità
· Molteplicità della natura dell’offerta Turistica (mare, città d’arte, oasi naturalistiche)
· Particolarità di sistemi di strutture di accoglienza, (vedi gli stabilimenti balneari)
· Ricchezza delle risorse naturali disponibili
· Molteplicità delle possibilità di promozione
Minus
· Elevata frammentazione delle iniziative private di promozione
· Elevato valore della rendita fondiaria con conseguente disincentivo all’investimento in strutture ricettive
· Incertezza normativa su i beni insistenti sul demanio marittimo
· Mancanza di infrastrutture volte all’attrazione del turismo diverso da quello del periodo estivo
Distanza tra la realtà e la normativa regionale di classificazione delle strutture ricettive
Occorre governare, con politiche di sistema le risorse disponibili, anche promuovendo la riduzione del fenomeno della distinzione tra la proprietà e la gestione delle strutture ricettive, contrastando conseguentemente il fenomeno della dismissione degli alberghi in favore della realizzazione delle seconde case. E’ altresì necessario coordinare le iniziative private di promozione economica affinché si raggiungano le masse critiche imposte dalle economie di mercato e/o dai provvedimenti legislativi di settore, un esempio per tutti superare l’elevata frammentazione dei consorzi di promozione turistica e la conseguente scarsa dimensione che determina l’impossibilità di poter utilizzare le risorse regionali previste per il settore.
Occorre arrivare a definire una chiara interpretazione delle norme, dei provvedimenti e dei regolamenti in materia di beni demaniali, dobbiamo fornire certezze agli imprenditori ed impedire il proseguimento della attuale situazione di incertezza, stabilendo dirette correlazioni tra l’importo dei canoni concessori e la portata dei diritti rilasciati.
Infine nell’attuare politiche di sostegno alle imprese del settore, occorre approntare strumenti finanziari che sostengano l’ammodernamento delle strutture ricettive e l’innovazione dei servizi offerti, o rendere nuovamente disponibile l’offerta proposta dall’ex “Progetto Versilia” (progetto speciale per il rilancio del turismo in versilia) che ricordiamo nel biennio di funzionamento 2002–2004 riuscì ad attivare una massa di investimenti privati sul nostro territorio di oltre 200 milioni di euro.
Ambiente: risorsa e opportunità. Il PD definisce l’ambiente non come un problema ma come un’opportunità per l’economia e una risorsa per lo sviluppo: nel progetto politico del PD l’ambiente viene messo al primo posto, oggi infatti non si può decidere quali saranno le scelte politiche in campo economico-sociale se non si pone l’attenzione ai repentini cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo e che senza opportuni interventi, ben presto ci sovrasteranno.
La strada da seguire è quella indicata dai tre 20%, fissati come obiettivo al 2020 dall’Unione Europea:
+20% di fonti rinnovabili *** -20% dei consumi energetici *** -20% di emissioni di gas serra.
Tutto questo permetterà anche all’Italia,di essere in prima fila in campo internazionale accanto a paesi come la Germania e la Francia che hanno fatto dello sviluppo sostenibile e della ecocompatibilità i punti cardine del loro agire.
Dobbiamo quindi tutti insieme lavorare per un ambientalismo del sì, cioè bisogna utilizzare le immense possibilità che la tecnologia oggi ci offre per difendere la natura: sono infatti le conquiste scientifiche e tecnologiche a consentirci oggi di poter difendere l’aria, l’acqua e la terra, di poter conservare un equilibrio naturale e l’unico modo per farlo è quello di innovare in tutti i campi: dal ciclo di smaltimento dei rifiuti, alla possibilità di muoversi usando infrastrutture su ferro, dall’uso dell’energia solare all’idrogeno.
L’ambiente può influire indirettamente o direttamente sulla salute. Può infatti favorire la circolazione di agenti patogeni e altri fattori biologici, come ad esempio i pollini e altri allergeni, che colpiscono, quando presenti, la popolazione suscettibile. Può anche agire per mezzo di fattori non biologici, come la presenza di contaminanti chimici e fisici: in questo caso, è più difficile determinare una relazione causa-effetto e gli studi epidemiologici cercano di descrivere e quantificare i danni da esposizione, sia acuta che cronica, a diverse sostanze.
L’ambiente, infine, può essere origine di incidenti e invalidità quando, sul lavoro come sulla strada, non vengano osservate adeguate misure di sicurezza e protezione delle persone.
Il nostro impegno politico per la Versilia deve muovere da quanto sopra indicato: dovremo discutere della Versilia come di un paesaggio meraviglioso che ha però bisogno di essere risanato; c’è bisogno di creare un vero e proprio codice ambientale sul territorio, crediamo, infatti, che solo con la definizione di regole precise ci si possa rendere conto di quanto rispetto dobbiamo all’ambiente che ci circonda.
Solo con una maggiore informazione si può rendere partecipi dei problemi anche i cittadini, che potranno così meglio comprendere il perché di alcune scelte politiche.
Dai dati di mortalità risulta in Versilia un aumento di mortalità rispetto alla media regionale per i tumori del polmone, per quelli del fegato e delle vie biliari, in ambedue i sessi.
E’ in corso uno studio epidemiologico per chiarire il fenomeno, ma è certamente forte la tentazione di mettere in relazione la qualità dell’aria di tutto il territorio Versiliese e in particolare quello di Viareggio con l’aumento di queste patologie. In generale, la prevenzione delle malattie di origine ambientale richiede uno sforzo complesso di azione sia sui comportamenti e gli stili di vita, che sulle norme e le misure istituzionali che consentono di garantire la sicurezza della popolazione esposta ai rischi ambientali.
Crediamo quindi che, solo con la conoscenza del nostro territorio, si potrà in futuro contribuire concretamente alla risoluzione delle problematiche ambientali nel territorio.
Alla luce delle innumerevoli problematiche su esposte, occorre prospettare ed approfondire i seguenti punti focali:
1) Il Lago di Massaciuccoli: dovrebbe essere per la Versilia un vanto paesaggistico, è invece oramai ridotto ad una discarica a cielo aperto, necessita di interventi urgenti affinchè il problema ambientale non sfoci in un vero e proprio rischio sanitario. Stiamo lavorando affinchè a fine anno vi sia un convegno sull’argomento.
2) Il ciclo dei rifiuti e con esso l’incentivo sempre più forte per la raccolta differenziata, oramai strumento necessario per evitare che in futuro si creino emergenze rifiuti e affinché sempre più si sviluppi il mercato del riciclaggio.
3) Il termovalorizzatore del Pollino: un impianto pubblico deve garantire la massima sicurezza per i cittadini. Il PD è impegnato ad una attenta verifica sulle condizioni di funzionamento dell’impianto, sulle conseguenze dei malfunzionamenti che si sono verificati e sull’esito delle bonifiche ambientali previste per la messa in sicurezza dei residui del vecchio inceneritore.
4) La vivibilità delle città versiliesi e gli aspetti sanitari legati ad una qualità dell’aria insalubre a partire dal tema della mobilità, della riduzione degli effetti del traffico, i rischi connessi alle situazioni di commistione tra abitazioni e impianti produttivi, e con essa ad un inquinamento acustico pericoloso per i cittadini, l’elettrosmog, sono argomenti da approfondire insieme.
5) Il ciclo delle acque: il problema dell’utilizzo dell’acqua potabile, la sua tutela qualitativa e quantitativa, il fabbisogno per i servizi pubblici e produttivi, una politica tariffaria trasparente, il problema della falda freatica e la sua salinizzazione, tutti problemi che possono essere risolti attraverso regole precise per l’edilizia e gli emungimenti.
6) Il sistema dei parchi della Versilia: c’è bisogno di un progetto per il rilancio e la valorizzazione delle nostre bellezze ambientali, in riferimento ai piani di gestione, con il pieno coinvolgimento dei cittadini che vi risiedono direttamente o nelle immediate vicinanze.
7) Ultimo ma non per importanza il problema energetico: prevedere che i bandi verdi della comunità europea, che prevedono una riduzione in tre anni del 30 % dei consumi della bolletta energetica, siano recepiti dai comuni versiliesi come un impegno da perseguire.
Questi sono solo alcuni dei temi da affrontare, ma cominciando già a porre l’attenzione su di essi si potrà cominciare a fare delle proposte concrete affinchè il tema ambientale rivesta l’importanza e la centralità che merita.
L’Assetto del Territorio. Dopo oltre dieci anni dalla adozione dei primi Piani Strutturali istituiti dalla l.r. 5/95 si è sentita l’esigenza di fare il punto sulla pianificazione dei comuni della Versilia e verificare quali fossero gli elementi che hanno accumunato i vari strumenti approvati, quelli che li differenziano e in che modo hanno contribuito all’evoluzione dello sviluppo del territorio.
I sette comuni della Versilia si estendono su un area di rara ricchezza storico, culturale e paesaggistica che ha bisogno di una lettura comprensoriale per poter essere valorizzata a pieno e salvaguardata. Vi sono molti temi che meritano uno studio e uno sviluppo che vadano al di là degli arbitrari limiti amministrativi e che necessitano comunque di una definizione più accurata di quella che può essere riservata ad uno strumento provinciale, in particolare si pensa a:
· Infrastrutture della mobilità- deve essere sviluppata la rete di infrastrutture che permetta di raggiungere i vari centri, servizi e punti nevralgici del nostro territorio in modo agevole e sicuro evitando l’attraversamento dei centri abitati con il traffico . Si può citare a titolo di esempio la variante Sarzanese, il proseguimento della via unità d’Italia e la variante Aurelia per il collegamento coll’Ospedale Unico della Versilia, la strada delle Darsene (ex asse di penetrazione), solo per citarne alcune. D’altro canto si rende necessario la predisposizione di strutture che scongiurino l’intasamento veicolare dei centri urbani e ne limitino il traffico di attraversamento, come parcheggi scambiatori e aree di interscambio.
· Localizzazioni – sulla scelta di alcune localizzazioni si deve avere una concertazione tra comuni in modo da sviluppare organicamente l’offerta di servizi sul territorio e non creare inutili e costosi doppioni, in particolare si pensa alle strutture per la convegnistica e gli spettacoli, le strutture sportive e ludiche, le aree artigianali ed industriali che devono sorgere in modo coordinato per dare la possibilità di creare una rete di servizi di supporto moderna e funzionale.
· Evitare di creare una “Città Continua” – La tendenza all’espansione edilizia sta determinando una saturazione degli spazi che porta i vari centri e la varie frazioni a saldarsi tra loro e a formare un continuum edificato che fa perdere l’identità ai nostri paesi. Paesi, che pur insistendo su un territorio geografico unico, hanno tutti una loro storia ed uno sviluppo autonomo e contribuiscono con le loro peculiarità ad arricchire la nostra terra. Si devono quindi prevedere tutta una serie di atti di pianificazione coordinata che permettano di evitare la omogeneizzazione e la perdita di qualità del territorio.
· Edilizia abitativa per i residenti – nonostante l’incessante sviluppo edilizio il disagio abitativo si rende sempre più pressante, riguarda sempre di più i soggetti deboli della nostra società: le giovani coppie, ma anche gli anziani e le famiglie che con sempre crescente difficoltà riescono a reperire alloggi adatti alle loro esigenze sul mercato immobiliare e dell’affitto. Si rende necessaria un’azione coordinata tra i vari soggetti istituzionali per il reperimento di aree ed alloggi, da destinare alla prima casa o all’affitto convenzionato per i residenti.
· Valorizzazione delle aree verdi e “corridoi ecologici” – la salvaguardia delle aree verdi deve essere una priorità della pianificazione comprensoriale ed è necessaria la definizione di “corridoi ecologici” che colleghino le varie emergenza naturalistiche in modo da creare una rete tra di esse.
· Vivibilità ed Accoglienza Turistica – Le bellezze naturali storiche e culturali conferiscono alla nostra zona una valenza turistica naturale che deve essere promossa in maniera sempre più attenta alla richieste di un modo di fare turismo che cambia in maniera molto rapida ma che ha come costante una sempre maggior attenzione alla qualità dell’offerta.
Questi sono alcuni dei temi per affrontare i quali si ritiene necessario un atto di pianificazione di area vasta come il Piano Strutturale della Versilia. L’elaborazione congiunta di uno strumento di pianificazione comprensoriale deve potersi mettere in relazione anche con una rinnovata panificazione provinciale che tenga conto delle previsioni del nuovo piano regionale. Ma siamo consapevoli che non ci può essere nessun piano senza un livello istituzionale corrispondente. Questo livello istituzionale, per il Piano Strutturale della Versilia, può essere individuato nel Circondario o nell’Unione dei Comuni (così come già indicato precedentemente) punto di incontro tra il decentramento provinciale e la sovracomunalità.
La prima generazione dei Piani Strutturali comunali si è conclusa, riteniamo che si debba avere il coraggio e la determinazione di intraprendere la strada per la realizzazione di una pianificazione territoriale di area vasta, che permetta di dare risposte concrete e rapide agli abitanti della Versilia.
Il Lavoro. La politica economico-finanziaria internazionale ci impone, per le conseguenze che può avere sul mondo del Lavoro, una URGENTE riflessione che deve trasformarsi in tempi rapidi in un azione forte e decisa per cercare di arginarne gli effetti negativi che si stanno profilando. Una crisi che potremmo definire epocale e non solo congiunturale. E’ il collasso di un liberismo economico senza etica, senza morale, senza regole, senza freni. Un modello basato su politiche finanziarie cinicamente individualistiche e speculative, dove il sistema creditizio e bancario ha ingannato perfino se stesso, costringendoci ad onerose operazioni economiche di salvataggio, per evitare disastri peggiori. L’economia virtuale ha in sostanza sovrastato l’economia reale, quella vera, creativa, laboriosa, manifatturiera fatte del talento imprenditoriale e dei lavoratori dipendenti privati e pubblici che ogni giorno lavora e fatica per se stesso, per la propria famiglia per il bene di tutti. Il valore anche culturale del lavoro, in questi anni e’ stato marginalizzato da messaggi culturali opposti dove egoismo, individualismo, veline e furbetti del quartierino l’hanno fatta da padroni, con un sistema televisivo, soprattutto privato, pronto a fornire la dose giornaliera di banalita’ e stupidaggini funzionali allo scopo. E’ quel valore del lavoro che noi vogliamo rivalorizzare, difendere, sviluppare, facendoci interpreti delle sue istanze e delle sue aspirazioni. La politica economica del Governo di Centro-Destra mira invece chiaramente ad indebolire lo stato sociale e tutto il mondo del Lavoro Pubblico e Privato, Lavoratori Dipendenti e Aziende oneste sia industriali che artigiane di tutti i settori, dal commercio al manifatturiero ai servizi.
Dobbiamo quindi attrezzarci per difenderci e reagire, prima di essere schiacciati in questa morsa che ci stritola togliendo diritti, servizi, salari che favorisce la rendita finanziaria a discapito di tutto il mondo del Lavoro, quello che crea veramente la ricchezza del paese.
Finora, nonostante i molti sforzi, non siamo riusciti ad arginare e contrastare questa onda che ci travolge, ma ora abbiamo una grande opportunità che, se saremo bravi a coglierla ed utilizzala, darà risultati importanti. Questa opportunità si chiama Partito Democratico, il piu’ grande partito che può riuscire a parlare, rappresentandolo, a tutto il mondo del lavoro e deve farlo.
Se riusciamo ad andare avanti uniti, su una linea comune, nell'interesse di tutto il mondo del lavoro, supereremo la crisi e riusciremo a mandare a casa quelli che stanno difendendo solamente i propri interessi personali invece di pensare al bene del paese. Naturalmente la nostra azione dovrà ispirarsi ai principi solidaristici fondanti il Partito Democratico, cercando da subito la difesa dei più deboli sia Lavoratori dipendenti, Immigrati, Precari, i Pensionati ma anche le piccole imprese Artigianali ed Industriali.
La grande manifestazione di Roma del 25 ottobre, le manifestazioni degli studenti e delle Organizzazioni Sindacali cgil cisl e uil sulla scuola, contro l’odiosa legge Gelmini, mettono in evidenza che l’Italia migliore del Governo di Centrodestra c’è, forte determinata e pacifica allo stesso tempo.
Tutto il mondo del Lavoro ha bisogno di risposte chiare nette ed immediate, si avverte fortemente il bisogno di una Politica più incisiva anche a livello nazionale ed un riavvicinamento al mondo del lavoro:
l Che avvii la ripresa della domanda interna dei consumi attraverso un aumento immediato del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, detassando, come prima misura tutte le tredicesime;
l Che Difenda la contrattazione ed il doppio livello contrattuale che sono la base solidaristica, valida in tutto il territorio nazionale, per un salario diretto equo e per la difesa dei diritti fondamentali.
l Che Promuova una politica fiscale redistributiva che porti ad una diminuzione delle tasse per i redditi da lavoro dipendente, i pensionati e le imprese sane che investono in innovazione e fanno assunzioni a tempo indeterminato.
l Che Difenda il Testo unico della Sicurezza e metta in campo tutte le armi per garantire la Sicurezza e Salubrità all'interno dei luoghi di lavoro.
l Che Difenda tutti i diritti dei lavoratori dipendenti, ma in particolar modo che metta il freno al precariato provocato dalla legge 30 e difenda lo statuto dei lavoratori anche dagli attacchi indiretti e subdoli per tentare di aggirarlo e diminuirne l'efficacia (attacco art.18).
l Che Sostenga finanziariamente quelle aziende che si trovano in difficoltà e le aiuti al loro rilancio.
l Che Difenda tutto il welfare dalla sanità alla scuola, dalle pensioni alla difesa dell'ambiente, ponendo particolare attenzione agli ammortizzatori sociali (Cassa Integrazione, Mobilità e Disoccupazione) strumenti vitali per il superamento delle crisi che necessitano ora di una revisione perché le prestazioni che erogano sono troppo basse, ed alla assistenza alle famiglie ed agli anziani e non autosufficienti (queste categorie sempre più gravano su i bilanci familiari dei lavoratori perché l'assistenza pubblica non dà risposte adeguate), il governo ha proposto il 25 luglio 2008, una riforma complessiva del lavoro e del welfare, con il Libro Verde, puntando a chiudere il confronto su quel testo a dicembre 2008 per poi tradurne i concetti in interventi legislativi. Quel testo, insieme al DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) e alle leggi 123-126-129 cambieranno il nostro paese sul piano della legislazione sociale. Il progetto del governo è di smantellare la tutela pubblica universale, i pilastri del welfare, per fare posto a forme di privatizzazione e deregolamentazione, il cui scopo principale sarà di favorire evasione fiscale, illegalità, frantumazione corporativa, spinta verso soluzioni individuali di problemi collettivi.
l Che Difenda il pubblico impiego dalle menzogne messe in campo dall'attuale governo (sono tutti dei fannulloni, va tutto male), per un rilancio della cosa pubblica e contro tutti i tentativi di privatizzarla.
l Che Difenda la condizione lavorativa delle donne, ancora pesantemente penalizzate, dei lavoratori che non riescono a ricollocarsi dopo l'espulsione dal mondo del lavoro e degli stranieri, ricattati e sfruttati.
l Che Riprenda ad investire in infrastrutture, vista la carenza sul nostro territorio a tutti i livelli, ma con progetti mirati e controlli stretti su Chi e Come si realizzano le opere.
l Che faccia una seria lotta al Lavoro Nero, Sommerso ed alla Illegalità.
l Che intraprenda una seria politica abitativa, oggi i lavoratori dipendenti ed i pensionati non possono più permettersi una abitazione dignitosa.
Non è sicuramente una strada semplice quella che ci aspetta, ma se riusciamo a superare il corporativismo, l'interesse personale e le diffidenze che ci portiamo nel nostro bagaglio e ci apriamo, con uno spirito solidaristico, all'interesse comune riusciremo a portare a casa importanti risultati.
o Dobbiamo iniziare a trasmettere i valori solidaristici dello stare insieme per aiutarsi gli uni con gli altri e non per interessi privati, dobbiamo lottare per una redistribuzione delle risorse allargata a tutto il territorio.
o Dobbiamo riuscire a far capire l'importanza di stare insieme facendo sistema tra le aziende, per favorire la crescita dimensionale e la patrimonializzazione che permettano loro di investire per migliorare ulteriormente la qualità dei prodotti e dei servizi.
Abbiamo bisogno di politiche creditizie legate alle esigenze territoriali delle Imprese (Artigiane, Industriali e Commerciali) che permettano di superare le crisi o i bisogni immediati di liquidità, attualmente le piccole aziende difficilmente riescono ad avere l'accesso al credito.
o Dobbiamo riprendere la contrattazione con gli enti locali per rilanciare il Salario Sociale, il contenimento delle tariffe ed il miglioramento dei servizi con un ottica redistributiva basata sul reddito, che consenta anche di dare risposte immediate ai bisogni del cittadino (asili, scuole, trasporto pubblico, tariffe rifiuti, acqua ecc).
o Dobbiamo affrontare le problematiche infrastrutturali della Versilia legate al mondo del lavoro per esempio mobilità di lavoratori, materie prime e merci o spazi dove poter rilanciare l'immagine, i prodotti ed i servizi Versiliesi.
o Dobbiamo iniziare a monitorare i flussi aziendali per capire se anche nella nostra zona è presente il fenomeno della delocalizzazione verso altre aree anche limitrofe di tutta la lavorazione o solamente di alcune parti di essa.
o Dobbiamo riavvicinare i giovani della nostra provincia, che non sono più propensi ad un lavoro di tipo operaio, all'industria manifatturiera. Questo allontanamento è sicuramente dovuto alla precarizzazione, ai salari bassi e alla condizione generale del lavoro dipendente che hanno dirottato i giovani verso le false strade apparentemente semplicistiche e di buona retribuzione proposte dai media e dalla attuale società. Attualmente i corsi di specializzazione finanziati dalla provincia vedono una larga partecipazione di immigrati. Perciò oltre a rilanciare la formazione professionale chiedendo l'intensificazione di tali corsi, anche attraverso accordi con scuola ed università e magari pensando alla creazione di scuole professionali sul territorio, dovremo batterci per cercare di invertire questa tendenza culturale dei nostri giovani, riaffermando e restituendo dignità, sicurezza, salubrità, diritti e salario equo al lavoro dipendente e sfatando i falsi miti che questa società trasmette ai giovani attraverso il tam-tam martellante dei media.
o Dobbiamo porre particolare attenzione ai settori presenti in zona che sono in crisi o che ne stanno mostrando i primi segni, come il turismo, il lapideo, l'agricoltura e florovivaistica. Dobbiamo cercare di comprendere e monitorare le ricadute occupazionali di tali crisi ed intervenire per tutelare i lavoratori e sostenere le imprese portando subito il problema all'attenzione della popolazione e delle istituzioni per trovare soluzioni in tempi rapidi, prima che le conseguenze di tali crisi divengano incolmabili per tutti i soggetti coinvolti. Per fare questo abbiamo bisogno di dotarci di uno strumento per l'acquisizione e l'elaborazione dei dati sugli andamenti aziendali ed occupazionali ed ogni altro dato che possa aiutarci a capire la salute ed il reale andamento dei vari settori che compongono l'economia versiliese.
o Dobbiamo chiedere con forza il rispetto e la valorizzazione dell'ambiente sia per la tutela della salute pubblica che per la tutela delle materie prime di zona, anche attraverso la contrattazione sociale, con il coinvolgimento di associazioni di imprenditori, sindacali, ambientaliste ed enti locali, promuovendo lavorazioni di filiera che diano ricadute economiche e sociali ai lavoratori, sul territorio e premino le aziende che lavorano in sicurezza rispettando l'ambiente. Tutelare il territorio, oltre che per permetterne la vivibilità a tutti gli abitanti della Versilia, anche per permetterne il pieno sfruttamento turistico sia della fascia costiera che di quella collinare e montana, favorendo anche l'insediamento di attività turistiche ed agrituristiche che darebbero ricadute anche in termini di occupazione.
o Dobbiamo promuovere politiche di distretto che estendano le tutele e le forme di aiuto a tutte le aziende e tutti i lavoratori allo stesso modo senza differenze dimensionali o settoriali. E favorire la nascita e la crescita delle zone industriali e l'insediamento di servizi all'interno delle stesse, servizi rivolti alle aziende e servizi rivolti ai lavoratori (asili e mense interaziendali, ecc.).
o Dobbiamo cercare di intervenire per ristabilire sicurezza e legalità nelle aziende, in special modo in quelle del settore della Nautica e nell'Edilizia, due settori dove si fa un ricorso selvaggio al subappalto deregolamentato senza tutele e senza diritti dove correre ed ignorare le più elementari norme di sicurezza sono la normale prassi, dove sono a contatto tra di loro decine di aziende, con decine e decine di lavoratori con contratti diversi, quindi con tutele e paghe differenti (alcuni anche in nero), che provengono spesso da paesi diversi, non conoscono lingua e norme sulla sicurezza, e spesso non conoscono neanche il lavoro che devono fare. Le aziende ricorrono al subappalto per ridurre i costi, senza controllare se la ditta che effettivamente andrà a fare la lavorazione, ha le caratteristiche necessarie per svolgere la lavorazione affidatagli, se applica i contratti collettivi di lavoro, se paga i contributi e soprattutto se rispetta le normative sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questa e una miscela esplosiva che crea infortuni, dobbiamo spezzare questa catena mettendo in campo tutte le forze possibili e tutto il nostro impegno. Rapportandoci con gli enti ispettivi chiedendogli un coordinamento per incrementare mirare e razionalizzare gli interventi. Rapportandoci con le istituzioni perché intervengano con maggiore decisione ed in tempi rapidi. Rapportandoci con le aziende sane del settore per trovare strategie per sconfiggere chi pensa che la salute e la sicurezza dei lavoratori sono una cosa marginale.
o E pensando ad una strategia di lungo respiro credo che sia importante anche iniziare un percorso con il mondo della scuola per inserire tra le materie scolastiche l'insegnamento della Sicurezza nei Luoghi di lavoro, gli studenti di oggi saranno i Lavoratori, gli Imprenditori ed i Tecnici di domani, se riusciamo a far crescere in loro la CULTURA DELLA SICUREZZA se la porteranno dietro per tutta la vita.
Dobbiamo riaffermare nella Società il valore del Lavoro e la sua Dignità, il diritto primario ad un Lavoro Sicuro, sia nella sua Salubrità che nella sua Stabilità con un salario che metta al riparo dai ricatti, un organizzazione del lavoro Rispettosa e Diritti Collettivi e Individuali sanciti dalla legge e dalla contrattazione.
La Giustizia. A dispetto di alcuni settori di duplice interesse politico, nazionale e locale, come l’ambiente, l’assetto urbanistico del territorio, la gestione degli enti locali, la Giustizia sembra materia di esclusiva competenza delle alte sfere, una materia che non sembra mai toccare direttamente i comuni cittadini.
Ad una riflessione un po’ meno superficiale, invece, si può ben vedere come certe decisioni, certe leggi, finiscano per avere una diretta ricaduta sui più elementari diritti sanciti dalla nostra Carta Costituzionale.
Ed è per questo motivo che appare opportuno, in seno al neonato Partito Democratico, perseguire un dibattito sulla Giustizia per tracciarne le linee programmatiche, che serviranno ad alimentare, si spera, un futuro programma di governo, ma che nel frattempo costituiscano i capisaldi di una opposizione sicura e convinta dei suoi obiettivi.
Per un discorso programmatico sulla giustizia non si può non partire dalla considerazione che durante gli anni di governo del centro destra, e oggi più che mai, assistiamo ad un inesorabile progressivo svuotamento dei diritti dei più, per favorire uno schema di giustizia asservita ai potenti: a fronte dei principi invocati di uguaglianza, di solidarietà, di stato di diritto, dobbiamo scontrarci con una politica della giustizia mirata a trovare una soluzione alle vicende giudiziarie di pochi imputati eccellenti, ad ingessare la magistratura, cercando di sottoporla al controllo del potere esecutivo, a rendere sempre più difficile il quotidiano esercizio dell’attività giurisdizionale.
E tuttavia non possiamo abbandonare l’idea che di giustizia si possa finalmente parlare non solo nelle stanze dei bottoni, ma tra la gente comune, tra gli operatori e i fruitori del diritto.
E dunque il nostro lavoro deve essere impostato sulla discussione, sull’organizzazione di dibattiti aperti agli addetti ai lavori e alla gente comune, sulla redazione di articoli a tema diffusi su ampia scale tramite la creazione di una newsletter.
Per cercare di capire, ma soprattutto per dare risposte, perché una Giustizia efficiente è sicuramente uno degli elementi che concorre a definire uno Stato civile e moderno, uno strumento essenziale per assicurare la tutela dei diritti, una infrastruttura immateriale che incide sulla competitività del sistema Paese, un mezzo per dare sicurezza diffusa alle persone.
Abbiamo, durante il nostro lavoro di questi mesi, ricordato spesso questi principi, perché siamo convinti che debba crescere la consapevolezza del livello ormai insostenibile di inefficienza della Giustizia in Italia: non possiamo più accettare che la Giustizia sia considerata tra i peggiori servizi che lo Stato italiano possa rendere ai suoi cittadini. E’ questo un tema su cui si può, anzi si deve, esercitare la spinta riformista di cui il Partito Democratico è portatore.
Sappiamo che molte razionalizzazioni e alcune riforme possono essere fatte senza gravare sulle finanze dello Stato- pensiamo ad esempio alla semplificazione dei riti, quanto meno con riferimento ai reati di minore allarme sociale per quanto concerne il processo penale, mentre guardando al processo civile puntando a sistemi alternativi di risoluzione delle controversie attraverso l’istituzione di camere di conciliazione o la sperimentazione di nuovi modelli arbitrali.
Ma è illusorio pensare che la giustizia possa funzionare all'’altezza delle necessità senza che vengano investite le risorse necessarie. Mancano magistrati, mancano operatori amministrativi, mancano strumenti, strutture. I tempi inaccettabili dei processi sono dovuti certamente a procedure poco snelle, e a volte alla scarsa produttività del personale, ma, soprattutto, alla mancanza fisica di personale e mezzi. Conosciamo bene le condizioni della finanza pubblica. Ma il compito che ci dobbiamo prefissare è che non si smetta di chiedere che la Giustizia sia considerata una priorità e una emergenza di livello non inferiore alle altre, anche con riguardo alla spesa pubblica da investire.
E proprio con riguardo allo stato di salute della nostra giustizia, che è malata di lentezza per carenza di uomini e mezzi, basta guardare alla nostra realtà, al tribunale di Viareggio per capire come stanno effettivamente le cose. La sede distaccata del Tribunale di Lucca opera con una pianta organica di giudici e personale di cancelleria carente rispetto a quella prevista per la sede, mancando alcune figure, come il direttore di cancelleria e altro personale che dopo il pensionamento non è stato sostituito.
Le stesse carenze si ritrovano nell’organico del personale degli ufficiali giudiziari.
E’ di questi giorni la notizia che il Giudice coordinatore del Tribunale di Viareggio, Dr Boragine, abbia scritto una lettera al sindaco Lunardini per vagliare la possibilità di utilizzare personale del comune in mobilità per far fronte al collasso in cui sta versando il nostro Tribunale, ma per ora non c’è stata risposta.
Credo sia il caso di avviare un dialogo proprio con gli operatori del nostro tribunale per capire quali siano le priorità per dare ai circa 170.000 abitanti della Versilia una giustizia efficiente e tempestiva, e ai lavoratori del nostro Tribunale gli strumenti per garantire a tutti noi questo diritto.
Comunque, appare chiaro che una giustizia trasparente e garante dei diritti degli individui non possa realizzarsi in un sistema giudiziario in cui i principi di autonomia e indipendenza della Magistratura vengono seriamente messi in pericolo da ipotesi di ordinamenti che prevedono la separazione delle carriere dei magistrati, divise da paratie stagne, con forti pericoli di contaminazione con il potere esecutivo, e norme ambigue che nel tipizzare le fattispecie di illecito disciplinare prestano il fianco ad un uso distorto e discriminatorio della giustizia disciplinare. E senza perdere mai di vista il precetto costituzionale secondo cui i magistrati si distinguono solo per funzioni: perché il P.M. rimanga organo di giustizia, a garanzia dei diritti di tutti i cittadini, nel pieno rispetto del rigoroso dovere di ricerca delle prove anche in favore dell’imputato. In quest’ottica, la separazione delle carriere auspicata dal governo Berlusconi appare strumentale alla formazione di magistrati dalla formazione esclusivamente accusatoria.
Se parliamo quindi di una giustizia che sia garante dei diritti di tutti i cittadini, allora non possiamo trascurare un aspetto concreto, importante per avviare l’auspicato dibattito cui si faceva riferimento, cioè la posizione del nostro partito sul cd Lodo Alfano, la legge 124/2008 che ha esteso l’immunità penale, durante la carica, al presidente del Consiglio dei Ministri e ai presidenti delle due Camere.
Con questa norma, mentre tutti i cittadini che si macchiano di un reato continuano a rispondere immediatamente dinanzi alla legge, per i soggetti sopra citati opera tout court una sospensione del procedimento penale per tutta la durata del loro mandato.
Viene subito in mente che ancora una volta l’art. 3 della Costituzione, secondo cui TUTTI I CITTADINI, senza distinzione alcuna, sono uguali davanti alla legge, ha subito l’ennesima mortificazione. Non dimentichiamo che già nel 2004 Berlusconi aveva provato con il Lodo Schifani, poi dichiarato incostituzionale, a costruirsi l’ennesima norma su misura per non rispondere dinanzi alla legge del suo operato. Bocciato il lodo Schifani, ecco che alla prima occasione utile Berlusconi ci riprova, questa volta con il Lodo Alfano.
Ad onor del vero, anche per quest’ultimo è stato sollevato il dubbio di costituzionalità: nel processo sui diritti TV Mediaset, infatti, che vede tra i principali imputati il presidente del Consiglio, il PM Fabio De Pasquale ha chiesto di inviare gli atti alla Corte Costituzionale per dichiarare la nullità della norma entrata in vigore il 26 luglio scorso per tutelare le alte cariche dello Stato, in evidente contrasto con l’art. 3 della Costituzione che sancisce come già detto il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
A questo punto, dobbiamo constatare come soltanto una forza politica presente in Parlamento, l’Italia dei valori, ha iniziato una aperta battaglia contro il Lodo, avviando la raccolta di firme necessarie per un referendum abrogativo.
Il nostro Partito, attraverso il nostro segretario, ha dichiarato di non aderire alla battaglia referendaria, pur lasciando liberi di farlo i suoi aderenti.
Veltroni ha spiegato l’atteggiamento prudente del Partito Democratico perché ritiene che se nella consultazione non si raggiungesse il quorum sarebbe un trionfo per il premier.
Tuttavia molti nostri parlamentari, guidati da Arturo Parisi, hanno deciso di dare un segnale forte, sostenendo il referendum.
Anche se quindi la linea ufficiale del PD è quella dell’astensione dallo strumento referendario, molte sezioni in Italia hanno promosso la raccolta di firme, in coerenza con l’opposizione politica e parlamentare condotta dallo stesso PD contro l’ennesima legge ad personam immorale e incostituzionale.
Riteniamo opportuno, quindi, iniziare a discutere anche in Versilia se questa non sia effettivamente una partita da giocare, perché su temi come la giustizia e l’uguaglianza di fronte alla legge non ci possono essere tentennamenti.
Dobbiamo iniziare a discutere se non sia il caso di dare un segnale politico forte, se ci troviamo di fronte ad una battaglia che meriti di essere ingaggiata per dovere di coscienza, anche se si dovesse perdere.
Politiche Sociali e Sanitarie, Associazionismo, Politiche sportive.
Il Sistema Salute: ”Tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività”, “assicurare condizioni e garanzie di salute uniformi per tutto il territorio nazionale”(833/1978)
Trent’anni dopo possiamo dire che l’obiettivo “salute per tutti” è stato raggiunto, essendo il nostro sistema nazionale tra i migliori del mondo in termini di risultati (età media tra le più alte, mortalità infantile bassa etc.), come documentato da organi internazionali. Questo risultato non trova, tuttavia, riscontro nella percezione dei singoli cittadini che sono moderatamente soddisfatti del loro “sistema salute”. Gli episodi di corruzione, gli sprechi le inefficienze, la mancanza di trasparenza, le liste di attesa sono tra le cause più frequenti della insoddisfazione (la “malasanità” peraltro spesso ingigantita ad arte da chi vuol passare ad un altro sistema).
Abbiamo individuato alcuni punti che riteniamo necessitino di approfondimento nella convinzione che il problema non è nella filosofia del sistema (equo, solidale, universale), ma nella sua organizzazione.
La sostenibilità finanziaria del sistema
La spesa sanitaria è destinata a crescere: l’aumento delle disabilità senili e della non autosufficienza da aumento delle patologie cronico degenerative invalidanti conduce all’aumento della domanda di prestazioni a carattere socio assistenziale, il cosiddetto paradosso tecnologico per il quale in sanità il miglioramento tecnologico fa lievitare i costi invece di ridurli come negli altri settori.
Riteniamo sia necessario superare la logica dei “tetti di spesa” o dei “ripiani di bilancio” a piè di lista con una logica che non sia solo economicistica e priva di capacità programmatorie.
Infatti o la spesa è necessaria e quindi andrà garantita oppure non lo è e quindi non va sostenuta.
Vi deve essere una certezza di bilancio stabile nel medio-lungo periodo tale da garantire certezza negli investimenti.
Se appare evidente che la spesa è superiore al “bilancio possibile” occorre definire attraverso un patto con il coinvolgimento diretto dei cittadini che cosa potrà essere concesso a tutti e che cosa invece sarà soggetto a compartecipazione della spesa e ciò che può rientrare nelle forme di assistenza integrativa.
Perché queste scelte siano accettate e condivise è però necessario coinvolgere non solo le istituzioni e gli enti locali, ma anche i cittadini tutti sia direttamente che nelle loro rappresentanze organizzate.
Questo è tanto più vero nelle comunità locali dove tale sistema può avvicinare i cittadini alla complessità dei problemi che esistono nella moderna gestione della sanità e quindi alla partecipazione alla gestione.
Le politiche adottate per fare fronte alla costante crescita dei costi sanitari, sebbene con forti disparità a livello regionale, tendono a privilegiare le soluzioni a breve termine, rimandando tutto quello che non abbia immediata rilevanza nel risanamento dei costi.
A questo riguardo occorre una seria pianificazione degli interventi e degli investimenti, ciò che non sembra accadere con l’attuale governo nazionale: i tagli sconsiderati del Governo Berlusconi conducono, oltre al resto, ad un drastico ridimensionamento dei LEA: in questo quadro, si eliminano alcuni tra i più comuni esami di laboratorio, si riduce il ricorso alla Tac, si limitano gli esami radiologici con liquido di contrasto ai pazienti oncologici.
Otto miliardi di tagli ai bilanci Asl e la proposta di privatizzare gli ospedali attraverso il project financing, la riduzione delle prestazioni gratuite garantite dal Sistema Sanitario Nazionale attraverso i LEA mettono in chiara evidenza come il vero punto dell’attuale governo sia privatizzare i rami d’azienda della sanità che generano profitti, lasciando al SSN le attività che non producono reddito: dai pronto soccorso alla cura della cronicità.
In seguito all’approvazione dei LEA da parte della Conferenza Stato-Regioni, riteniamo occorra ad ogni livello avviare con forza il dibattito, insieme a tutti i soggetti interessati, affinché essi siano davvero garantiti.
Siamo convinti, inoltre, che occorra costruire un più responsabile rapporto tra il settore pubblico e quello privato.
Esiste intanto in Italia un “privato” costituito dalle prestazioni (soprattutto la specialistica ed alcune diagnostiche) pagate direttamente dai cittadini (circa il 47% del totale). Si apre il problema, di fronte ad una crescita marcata, se questo alla lunga non crei distorsioni all'interno del sistema (liste di attesa differenziate tra solventi e non ), oltre che sperequazioni di censo nell'accesso alle cure.
Esiste un privato anche nel sociale: sono state calcolate circa 700.000 badanti con una spesa complessiva di 7miliardi di euro l'anno a fronte di un finanziamento di 150 milioni per la non autosufficienza.
Il SSN deve avere un ruolo centrale con la titolarità delle scelte strategiche e programmatiche nonché della gestione complessiva del sistema.
Il sistema privato imprenditoriale(cliniche, ambulatori etc..) può e deve giocare un ruolo integrativo in un quadro chiaro di regole (accreditamento, riconoscimento degli obiettivi programmatici pubblici, rispetto della qualità e della appropriatezza delle prestazioni, controllo di tutte le strutture, pubbliche e private, che sia severo e rigoroso e che garantisca la trasparenza).
E’ inoltre prioritario il ruolo del cittadino-utente a partire dalla promozione della salute.
A questo riguardo dobbiamo considerare l’esistenza di due livelli:
il primo è quello individuale: si stima che almeno il 60% della salute dipenda da comportamenti individuali (stili di vita) e per il 30% dal sistema sanitario. Si potrebbe dire: “non chiedere quanto il SSN può fare per la tua salute ma quanto tu possa fare per essa”;
il secondo riguarda gli organi di rappresentanza. Il coinvolgimento dei cittadini e delle società scientifiche nella individuazione degli obiettivi di salute pubblica considerati come prioritari (sia a livello nazionale che soprattutto locale) e il conseguente monitoraggio e comunicazione dei risultati rappresenterebbe un importante esperimento di democrazia partecipata .
L’ospedale ed i suoi compiti futuri. Riteniamo che l’ospedale nel futuro debba:
essere luogo di cura per pazienti acuti ed iperacuti;
o avere posti letto tendenzialmente ridotti;
aumentare i servizi di ospedalizzazione diurna;
avere sempre più posti letto per l’emergenza ;
essere inserito in un sistema ospedaliero in rete che consenta al paziente di godere di tutte le risorse sanitarie necessarie al suo grado di acuzie indipendentemente dal luogo fisico in cui si è verificata la patologia.
Se l'ospedale diventa sempre più luogo dove si curano le patologie acute , emerge sempre di più la necessità di garantire nel territorio la prosecuzione adeguata delle cure.
Il principio di “accompagnare” il paziente in ogni fase della malattia dovrebbe essere alla base della riorganizzazione di ambulatori, centri di riabilitazione e diagnostici, di una reale integrazione dei servizi sanitari con quelli sociali.
In tutto questo “percorso guidato “ di cure è fondamentale il ruolo dei medici di famiglia.
Il ruolo di ASL, Comuni, Regioni. Appare sempre più evidente l'inestricabile connessione tra bisogni sanitari e bisogni sociali (vedi non autosufficienza), come, del resto, appaiono sempre più evidenti le connessioni tra povertà e livelli di salute i dati epidemiologici dimostrano che esiste una stretta correlazione tra deficit di salute e situazione sociale: buone condizioni socioeconomiche sono associate a condizioni di salute migliori; al contrario reddito scarso e condizioni sociali precarie generano una sottrazione di salute più influente del patrimonio genetico individuale o di un sistema di salute inadeguato.
I singoli fattori socioeconomici sono il livello di reddito, della classe sociale .dell’istruzione, della posizione familiare,del tipo di lavoro svolto, della casa in cui si abita.
Siamo convinti non sia più sostenibile l'attuale rigida separazione tra assistenza sociale e sanitaria: i Comuni associati (per evitare frammentazioni e duplicazioni)ed i loro sindaci (quali garanti della salute dei cittadini) devono esercitare in pieno la loro responsabilità sia nella programmazione sanitaria che nella valutazione dell'efficacia del servizio e della sua aderenza ai bisogni ed alle aspettative della comunità alla quale rispondono. Questo deve avvenire sia attraverso modifiche istituzionali (come nel caso delle Società della Salute) che attraverso nuovi modelli organizzativi come le sedi unificate distrettuali (Case della Salute?) nelle quali si realizza l'integrazione sociale-sanitaria e dove il cittadino deve trovare adeguate risposte a tutte quelle problematiche complesse( medico di famiglia, assistenza infermieristica, assistenza domiciliare integrata ecc.) che non richiedono l'ospedalizzazione.
Per una vera integrazione del sistema sanitario con il socio-assistenziale sul territorio
La Regione Toscana ha scelto di sviluppare l’integrazione del sistema sanitario con il sistema socio-assistenziale.
Ciò rappresenta una delle innovazioni più importanti della programmazione sanitaria degli ultimi decenni.
E’ necessario, dunque, che come Partito ci impegniamo ad approfondire le esperienze (e gli obiettivi raggiunti) dalle forme di integrazione già in essere nella nostra regione (ad es. Società della Salute) e contribuire, dunque, in questa direzione, a creare le migliori condizioni per costituire in Versilia forme strutturate di una vera integrazione sociale e sanitaria.
Sosteniamo con convinzione la definizione di un ambito che possa comprendere l’intera Versilia e, in questa direzione, è necessaria una nostra forte ed unitaria iniziativa politica; consideriamo significativa l’azione locale anche per perseguire il miglioramento della Salute attraverso politiche intersettoriali ed integrate, capaci di influenzare i fattori che determinano la salute della popolazione e la qualità dell’ambiente; è evidente che sia la qualità della vita sia gli stili di vita individuali e collettivi influiscono in modo considerevole sulla salute dei cittadini.
E’inoltre necessario favorire il coinvolgimento delle comunità locali, delle parti sociali, del terzo settore, del Volontariato, che dovranno concorrere alla definizione dei bisogni di salute e al processo di programmazione (vd PIS) al fine di garantire qualità ed appropriatezza delle prestazioni, controllo e certezza dei costi, universalismo ed equità; riteniamo che il processo partecipativo debba accompagnare ciascuna delle fasi: previsione degli obiettivi di salute e benessere, determinazione standard qualitativi, attivazione degli strumenti di valutazione del raggiungimento di essi, promozione dello sviluppo della salute nella comunità;
E’ fondamentale la partecipazione di quei cittadini che non sono già organizzati in associazioni, attraverso una loro rappresentanza. Bisogna creare le condizioni per una riduzione tangibile delle componenti burocratiche e per un aumento di quelle partecipative, sia quelle dirette, sia quelle mediate dalle Istituzioni.
Proponiamo di creare uno sportello unico ed integrato tra i sette comuni della Versilia per quanto concerne i servizi socio-sanitari, in modo che vi sia un maggior coordinamento a vantaggio della qualità del servizio e, quindi, dell’utenza, nella direzione di superare limiti angusti, propri delle fasi in cui sembrano prevalere corporativismi e dannosi localismi.
E’ necessario inoltre affrontare la questione del rapporto tra le necessarie razionalizzazioni- l’ottimizzazione riguardo all’impiego delle risorse rappresenta una scelta prioritaria a fronte di incrementi di consumi e costi che registrano trend superiori alle disponibilità in termini di risorse-, i doverosi interventi di riorganizzazione, il territorio e le necessità di tutta la cittadinanza, in considerazione della garanzia dell’efficienza e dell’uniformità dei servizi per tutta la collettività. Siamo convinti occorra :
investire responsabilmente nella comunicazione sanitaria e nell’informazione al cittadino;
potenziare la programmazione ospedaliera circa le ammissioni e parte delle urgenze;
tendere ad un’ulteriore riduzione dei tempi di attesa riguardo alle visite specialistiche, all’unità delle cure primarie;
potenziare l’attenzione circa la salute nei luoghi di lavoro e riguardo alle malattie professionali (e, fondamentale è, in questa direzione, la collaborazione tra Asl,Sindacati,Aziende,Categorie;
contenere, nell’interesse dell’utenza i disagi caratteristici delle fasi transitorie delle riorganizzazioni delle strutture sul territorio.
Per quanto concerne la riorganizzazione del personale , riteniamo fondamentale il rapporto con i Sindacati.
E’ necessario, tanto più nel settore Sanità e Politiche Sociali, continuare nel percorso di un ulteriore potenziamento di un’ottica sovra comunale, favorire collaborazioni e forme di unione tra i sette comuni della Versilia .
Riteniamo doveroso affrontare già dalle prossime settimane il tema dell’immigrazione e dell’integrazione in Versilia, incontrando le comunità presenti sul territorio per conoscere meglio queste realtà e per valutare in maniera più approfondita la questione della rappresentanza degli immigrati.
Occorre valutare se possano sussistere le condizioni per l’istituzione in Versilia ai vari livelli comunali dei Consigli degli immigrati come organi consultivi circa le condizioni e le problematiche delle comunità straniere sulle questioni di competenza dei comuni.
Siamo convinti che essi potrebbero incidere in maniera positiva sulla vita degli immigrati, sia nella loro socializzazione politica e formazione civica, sia aggregandone le diverse domande e necessità.
Consentirebbero agli attori politici ed istituzionali comunali di conoscere più approfonditamente le comunità, le loro aspettative, necessità, aspirazioni.
Il parere obbligatorio del Consiglio degli immigrati nelle decisioni inerenti le condizioni degli immigrati ed il suo potere propositivo sulle altre materie consentirebbero agli enti comunali di acquisire maggiori e migliori competenze verso problemi e potenzialità degli immigrati.
Tutto questo nella convinzione che una società inclusiva è senza dubbio una società più sicura.
Il Partito Democratico della Versilia, riguardo al tema dell’Associazionismo e del Volontariato, intende avviare una campagna d’ascolto e di apertura alle molte e varie realtà presenti sul territorio per poi poter al meglio avanzare proposte concrete e contributi, sia in sede di iniziative pubbliche rivolte alla cittadinanza, sia nei consessi istituzionali ad ogni livello.
Con questi mondi intendiamo potenziare collaborazioni e contatti favorendo, a livello di Versilia, il superamento di particolarismi ed inutili frammentazioni ed interloquire, nel doveroso rispetto della sua autonomia, con la Consulta del Volontariato.
Come PD intendiamo sottolineare il valore innegabile delle associazioni no profit dei sette comuni della Versilia che si impegnano in molteplici attività a servizio della collettività e riteniamo di proporre politiche volte alla loro valorizzazione .
E’ inoltre evidente la necessità di un nostro approfondimento, cui possa seguire un appuntamento pubblico, sui temi degli anziani e della terza età e la non autosufficienza (a questo riguardo è sotto gli occhi di tutti l’impegno preso dalla Regione Toscana anche in temi di stanziamenti), interagendo con Istituzioni, Associazioni, medici, operatori del settore, singole personalità che vogliano portare il loro contributo alla nostra discussione.
Proponiamo di avviare un percorso di approfondimento sulle vecchie e nuove povertà che possa sfociare in un’iniziativa versiliese.
Riguardo alle politiche sportive intendiamo fin dai prossimi giorni avviare il percorso per costituire a livello del PD versiliese spazi di confronto e approfondimento con le varie realtà presenti sul territorio.
Riteniamo utile fare il punto sulla situazione degli impianti sportivi in Versilia (sia quelli già esistenti sia su eventuali proposte di creazione di nuovi spazi al riguardo) rispetto alle necessità ed esigenze del territorio nella piena convinzione che occorra valorizzare lo sport ad ogni livello, come l’avviamento allo sport amatoriale e che è necessario promuovere politiche dello “sport per tutti” con particolare sensibilità alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione.
Cultura di Genere. Una buona metà dell’umanità è composta da donne. Per contrastare l’idea che i problemi degli uomini sono i problemi di tutti, mentre i problemi delle donne sono solo problemi da donne, non è sufficiente ripetere che i problemi delle donne sono i problemi delle donne, ma bisogna mostrare che i problemi delle donne sono i problemi di tutti.
Diverse sono state le impostazioni, sia sociologiche che politiche, che nel corso della storia hanno portato le donne a un riconoscersi “diverse” dagli uomini ma non per questo con meno potenzialità. La differenza sessuale è un dato biologicamente originario ma essa va distinta dalla differenza di Genere che è solo un’elaborazione culturale e sociale, è dunque storica e di conseguenza soggetta alla critica ed al cambiamento.
Dobbiamo purtroppo riconoscere che ancora lunga è la strada da percorrere, molto è vero è stato fatto… ( dal movimento femminista degli anni ’70 ad oggi ) ma molto resta ancora da fare!
Ora abbiamo le leggi (molte di quelle recenti sulla parità fra uomo e donna sono recepimenti di direttive europee… ) e come tutti riconosciamo da tempo , “Meno male che c’è l’Europa”!..
Comunque adesso in Italia la parità fra uomo e donna, anche attraverso le rivendicazioni quasi esclusivamente portate avanti dalle donne, almeno dal punto di vista legislativo e formale ce l’abbiamo; allora ci si domanda perché nella maggioranza dei casi non è ancora così? Se si continua anche dai legislatori a sottolineare che si deve raggiungere la parità vuol dire che essa non c’è ancora. Allora possiamo dire che non dipende dall’ordinamento dello Stato (almeno degli Stati europei, o paesi occidentali). Allora dipende dalla “cultura diffusa” dall’organizzazione della nostra società ecc. Ancora oggi la famiglia resta una capsula quasi del tutto impermeabile a ciò che la circonda e di conseguenza anche la donna che di essa, come si suol dire si occupa . Questo accade in quanto la dimensione privata dell’organizzazione della nostra società è ancora a quasi totale carico della donna (“sfera privata”), e questo non solo per la sua natura riproduttrice unica ed essenziale, ma per ciò che alla donne viene da sempre delegato il lavoro di cura di tutti i membri della famiglia, l’educazione dei figli, la cura della casa ecc.; all’uomo si riconosce da sempre la sua funzione nella “sfera pubblica” egli non dovendosi occupare di tutto ciò ha il tempo per lavorare (fuori di casa) senza doversi preoccupare dell’organizzazione familiare di tutti i giorni, ha quindi anche il tempo di fare politica oserei dire a sua immagine e somiglianza ma la politica vera è l’arte di occuparsi dei bisogni e del bene comune… di tutti, anche di quella buona metà dell’umanità a cui egli non appartiene!
Dunque, se partiamo da questi presupposti che denotano un’uguaglianza formale dal punto di vista giuridico, diventa palese che si sono dovuti escogitare dei modi per far si che si raggiungesse anche un’uguaglianza sostanziale.
Ed ecco che prima a livello europeo poi anche in Italia sono state proposte le Azioni Positive, cioè tutte quelle misure ed interbenti a favore delle donne diretti ad eliminare le disparità e le disuguaglianze che in diversi ambiti impediscono di fatto la realizzazione delle pari opportunità fra uomo e donna. Promuovere la partecipazione delle donne nelle sedi e nei momenti decisionali, in modo da realizzare una trasformazione complessiva delle istituzioni, delle politiche sociali, .. ecc. Per far ciò è indispensabile che la Politica per prima si debba occupare di ciò e chi , , se non i Partiti e chi, in Italia, se non il Partito Democratico?
Ecco che anche le non tanto amate “quote femminili” di rappresentanza e di partecipazione alla vita politica nel nostro partito ed oltre non vanno considerate come un fine ma come un mezzo, potremmo chiamarla un’azione positiva a scadenza e speriamo che la scadenza sia più vicina possibile. Ma perché ciò avvenga c’è ancora molto da fare e da modificare negli atteggiamenti di ognuno di noi. Anche all’interno del nostro partito il fatto delle “quote” spesso viene considerata come una “palla al piede”, si dice che le donne non ci sono… non vogliono partecipare ecc.
Perché ciò avvenga è indispensabile che ognuna di noi si assuma l’onere ma anche l’onore di far sì che la nostra diventi una cittadinanza attiva attraverso la partecipazione una partecipazione che faccia si che la politica diventi un po’ più femminile (visione di genere) ma sotto ogni aspetto, occupandosi dei problemi che interessano tutti gli individui. Le donne in politica spesso, fino ad oggi, sono state relegate in un gineceo ad occuparsi di famiglia, sociale, pari opportunità; gli uomini invece fanno la politica di “interesse generale”. Un esempio semplice e tipico che spesso viene ricordato ad esempio quando si parla di Piano Regolatore e di insediamenti sportivi.. l’insediamento sportivo al 95% è un campo da calcio. Qui è totalmente mancata la visione di genere, perché? Una risposta semplicistica può essere che né nella commissione per gli studi di Piano né nella commissione sport molto probabilmente era presente una donna, o erano talmente poche da non riuscire ne poter far prendere decisioni che andassero nell’ottica di una visione più ampia dello sport che vada aldilà del calcio.
E’ dunque giunto il momento che le donne non vengano più relegate ad occuparsi di argomenti “di donne” e “per le donne” che oltretutto ricalcano i ruoli ad esse affidate nella “sfera privata”, perché lì sono così brave… Certo dovranno farsi carico anche di questo ma non da sole e non solo di questo!
Chiediamo al Partito Democratico che al suo interno e non solo trovi e valorizzi quelle professionalità, quelle culture e sensibilità che se espresse da donne in ogni campo non potranno che essere complementari per le politiche sul nostro territorio. Le donne sapranno esprimere il loro punto di vista per far sì che la nostra società sia più “completamente e diversamente” rappresentata anche attraverso l’inclusione e valorizzazione di tutte le differenze e le varie abilità.